Il nuovo comma 566 della legge di stabilità del 2015 ha portano non poche discussioni. Ora cerchiamo di capire soprattutto cosa dice e quali scenari si potrebbero aprire se dovesse passare la legge. Il comma 566 recita letteralmente: “Ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti   complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, con accordo tra Governo e regioni, previa concertazione con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali dei profili sanitari interessati, sono definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di equipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche della riabilitazione e della prevenzione, anche attraverso percorsi formativi complementari. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”

La prima parte definisce le competenze specifiche dei medici, cioè gli atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia. Ragion per cui, la domanda sorge spontanea, gli atti non complessi, non specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia sono da attribuirsi sempre ai medici? Possono essere espletati sia dai medici, e sia dai professionisti sanitari? O sono da ricondurre ai professionisti sanitari?

Per noi è chiaro che siano da attribuire queste competenze a noi professionisti sanitari. Altrimenti non avrebbe senso il percorso di studi universitario.

La seconda parte definisce i ruoli, le competenze, le relazione professionali e le responsabilità individuali e di equipe su compiti, funzioni e obiettivi di infermieri, ostetriche, fisioterapisti, logopedisti, attraverso percorsi formativi complementari (es. la nuova figura dell’infermiere specializzato).

Ormai evidente da anni, che l’aumento dell’età media della popolazione, delle fragilità e delle malattie cronico-degenerative, associata alla constante evoluzione scientifica e tecnologica, richiedono significativi cambiamenti assistenziali, strutturali, organizzativi e formativi. Un infermiere specializzato è la figura necessaria e in divenire per sopperire alle nuove esigenze dei cittadini.

La strada è stata tracciata, nonostante trovi ostacolo tra l’ordine dei medici e i dirigenti che ovviamente si sentono turbati dalla possibilità della nascita di una nuova figura che abbia più conoscenza e più competenza tanto da poter mettere in discussione il rapporto medici-infermieri.

Siamo in attesa della conferenza stato regioni per capire se veramente il futuro conoscerà un infermiere sempre più specializzato e attento alle nuove esigenze dei cittadini, oppure il tutto sarà il solito pasticcio all’italiana.

Ai posteri l’ardua sentenza.

STAFF INFERMIEREPROFESSIONISTA.it

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